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Ultimo aggiornamento:
martedì 7 settembre 2010
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La città vanta un prezioso patrimonio di aree verdi che ha reso lo sviluppo turistico in totale armonia con la tutela dell'ambiente. Questo enorme patrimonio è caratterizzato dalla secolare pineta di Cervia, parte più meridionale del "bosco spesso e vivo" tanto celebrato da Dante e da Byron, che si estende per circa 260 ettari. Nel 1963 inoltre è stato istituito un Parco Naturale di 23 ettari e un'ampia fascia pinetale di 24 ettari costituisce un polmone verde tra l'arenile e le località di Pinarella e Tagliata.
Non possiamo omettere le antiche saline, estese per 827 ettari, che oltre a garantire una produzione di sale di oltre 200.000 quintali, costituiscono una riserva naturale dove nidificano avocette, cavalieri d'Italia, garzette, germani e tante altre specie di avifauna.Nel 1998 è stato inaugurato il Centro Visite Salina di Cervia, che fa parte della Stazione Sud del Parco del Delta del Po.
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Questo Centro è il punto di ritrovo per le visite guidate alla scoperta del patrimonio ambientale e faunistico delle Saline stesse.Tutti coloro che amano la natura e vogliono scoprire il nostro patrimonio culturale legato all' "oro bianco" possono recarsi sia al Museo della Civiltà Salinara sia all'antica salina Camillone, una sorta di museo del sale all'aperto, meta ogni anno di visite guidate di turisti e scuole. Ma l'interesse ambientale della città non è solo questo: la cura per l'abbellimento floreale e per il verde pubblico è tradizione di Cervia, che dagli anni '70 organizza la manifestazione internazionale "Maggio in Fiore", nell'ambito di un programma atto alla valorizzazione di "Cervia Città Giardino", un’iniziativa che vede la partecipazione di diverse città italiane e straniere. Cervia Città Giardino si configura come il maggiore appuntamento nazionale per "architetti del verde" e "maestri giardinieri" per l’allestimento di spazi di verde pubblico a "cielo aperto" che saranno mantenuti per tutta la stagione turistica. |
La storia della Pineta
Dopo il Canale del Porto un tempo sorgeva soltanto la chiesa di S. Antonio con l'adiacente convento dei Frati Minori Osservanti.
La pineta iniziava subito dopo la chiesa, prima rada ed incerta, poi sempre più folta di pini, ginepri, querce, frassini, salici. Il sottobosco era intricato e vario, formato di rovi, olivelle, ligustri, prugni, viti selvatiche e rose. Veramente una grande selva che andava fino, ed oltre, il canale di via Cupa, si prolungava anche a sud della città nella località Pinarella e si allargava dalle dune della spiaggia alla via Romea e oltre.
Che la storia civile della città sia legata alla pineta lo dimostra lo stemma: un cervo che ricorda come nei tempi antichi simile selvaggina abbondasse nelle macchie litoranee del territorio. Anche la storia religiosa è un poco legata alla pineta; in essa, infatti, Fra Girolamo Lambertini condusse vita eremitica e diede inizio alla costruzione della chiesa e del convento della Madonna del Pino, edifici che allora si trovavano in mezzo ad un folto bosco di pini. Nelle antiche carte troviamo vari toponimi che documentano la vastità di questa foresta; se ne ricordano ancora alcuni indicanti parti scomparse recentemente quali la "Bassona", caratterizzata da bassure umide ed ampi laghi; la pineta della Madonna del Pino che era adiacente al santuario; "e' Staz ingavagnè", lo staggio intricato, folto e difficile da penetrarvi. |
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I pontefici romani ebbero sempre a cuore la tutela di questa pineta che troviamo ricordata in bolle di Giulio II, Leone X, Clemente VII, Adriano II. Leone X, con bolla del 1518, ordina che la pineta non venga in nessun modo offesa e, in caso occorresse tagliar pini, rende necessaria la licenza di almeno due terzi dei Consiglieri della Comunità. Clemente VII, al tempo della guerra fra Francia e Spagna, combattuta in Italia, manifesta il suo dispiacere perché la pineta di Cervia "bello oltre misura fra gli ornamenti d'Italia" era stata devastata e tagliata dai soldati, nonché dagli abitanti della città e del contado. Per impedirne ulteriori guasti, commina la pena di 25 ducati d'oro a chi avesse tagliato un pino. Sarebbe lungo dire di tutte le bolle pontificie che riguardano la nostra pineta e delle lunghe vertenze fra i vescovi di Cervia, proprietari della vasta estensione boschiva, e l'enfiteuta Comune di Cervia nei riguardi della sua manutenzione. |
Le ultime vertenze, si può dire, risalgono a tempi recenti: nel 1849 la Comunità chiese al vescovo il permesso di farvi passare un canale per le istituende risaie; in epoca più vicina a noi il vescovo si oppose, purtroppo inutilmente, allo scavo del canale Manzoni per la cui realizzazione vennero abbattuti mille pini fra i più belli e antichi della pineta. Dopo il 1870 fu abbattuta la pineta della Madonna del Pino e, verso il 1914, scomparve quella della Bassona. Così degli 889 ettari di bosco esistenti alla fine del Governo pontificio all'inizio del nostro secolo ne rimanevano circa 200. |
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